La verniciatura industriale è un processo complesso, caratterizzato da almeno tre fasi diverse che si succedono seguitamente, creando:

  • nel caso di pretrattamento chimico (prima fase del processo), fanghi inquinanti e acque reflue contaminate dagli oli rimossi e dai risciacqui
  • nel caso della spruzzatura successiva di vernici liquide, la formazione di morchie dovute all’overspray catturato dal velo d’acqua della cabina (o dai rifiuti costituiti dai filtri a secco che sostituiscono il velo e le vernici fermate)
  • nel caso della spruzzatura di vernici in polvere, i loro residui fini non più applicabili sui pezzi
  • nel caso della cottura di vernici liquide a base solventi, la fase gassosa dell’evaporazione dei solventi.

Come si vede, in ciascuna fase sino presenti sottoprodotti di processo che creano potenziali problemi ambientali non indifferenti, che sono affrontati con una serie di attività ex post di disinquinamento, conosciute e costose.
Ora viene spontanea una domanda: “non è possibile disinquinare o recuperare i sottoprodotti, senza essere costretti a smaltirli come rifiuti, con operazioni di economia circolare?”.
Vediamo che cosa mette a disposizione la tecnologia attuale per rendere la verniciatura industriale un processo sostenibile.
Nel pretrattamento si può evitare la produzione di fanghi e acque reflue contenenti gli oli rimossi dalle superfici utilizzando sgrassanti nanotecnologici organo/inorganici, senza tensioattivi, capaci di separare immediatamente gli oli dalla fase liquida, che viene quindi sempre riutilizzata e, a seguire, applicando via nebulizzazione i prodotti nanotecnologici di “conversione” (o “sigillatura”), che presentano caratteristiche superiori o comparabili con i sistemi di conversione tradizionali via sali metallici.
Nella spruzzatura di finitura liquida, se si utilizzano vernici a base acquosa applicate in cabine a velo d’acqua, è possibile ultrafiltrare l’acqua del velo carico di overspray (di norma quest’ultimo è pari al 30-40% dello spruzzato) per il recupero e riutilizzo sia dell’acqua che delle vernici ricuperate.
Nella spruzzatura di polveri, i “fini” (“pesano” tra l’8 e il 25% dello spruzzato, a seconda del sistema d’applicazione e di appensione pezzi utilizzato) o le polveri d’overspray nei cicli a polveri perse, possono essere recuperate come pigmentazione di una nuova formulazione di prodotti, “rigenerati”, tecnicamente perfettamente comparabili ai prodotti “vergini”.

CONCLUSIONE

Riassumendo, sono disponibili tecnologie e prodotti per minimizzare o ridurre drasticamente la produzione di sottoprodotti (rifiuti) dai processi tipici di pretrattamento e verniciatura:
nella fase di pretrattamento chimico, mediante uso di sgrassanti e prodotti di “conversione” nanotecnologica, questi ultimi mediante applicazione nebulizzata
nell’applicazione a spruzzo di vernici liquide, mediante sostituzione dei prodotti a base solvente con quelli all’acqua, applicati in cabine a velo d’acqua a circuito chiuso, previa ultrafiltrazione
nell’applicazione di vernici in polvere, mediante corretta gestione del recupero dei fini e loro conferimento a imprese specializzate nella loro riformulazione (in alcuni casi, gli stessi fornitori di vernici in polvere) e apertura all’uso di prodotti rigenerati.

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