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Transizione impiantistica: cosa chiedere oggi all’impiantista di verniciatura

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Estratto della relazione presentata durante i P&E Coating Days da
Luca Maitan, Trasmetal
Quali sono le richieste che un cliente dovrebbe fare a un impiantista? In che modo stanno cambiando? In questa presentazione, l’autore si mette nei panni di un potenziale cliente, fornendo una strategia per comunicare con efficienza e professionalità con i committenti di impianti di verniciatura

Se fino a qualche anno fa gli impianti di verniciatura erano acquistati così com’erano definiti in origine, oggi l’impiantista deve far fronte a clienti che pongono sempre più attenzione all’offerta che l’azienda propone. Nonostante gli impianti in sé non siano cambiati negli ultimi anni, essendo i prodotti vernicianti rimasti invariati nella loro chimica, essi hanno subito una forte evoluzione in termini di integrazione di sistemi informativi, automazione, e un’attenzione crescente alle normative sempre più stringenti legate alle emissioni, alla sicurezza e alla sostenibilità.

In questo scenario in continua evoluzione ci metteremo nei panni di un cliente che vuole collaborare con un impiantista per capire gli aspetti che reputa importanti, così da affrontare le potenziali richieste che possono emergere in fase di commissione di un impianto.

Competenze ed esperienza

Innanzitutto, una volta che sono stati selezionati il tipo e la quantità dei pezzi da verniciare e i cicli necessari, che possono essere anche estremamente complessi, devo capire se l’impiantista è in grado di soddisfare le mie richieste, a partire dalla sua solidità finanziaria.
Essendo la progettazione e fabbricazione di impianti un processo spesso molto lungo (dalla richiesta alla consegna può anche passare un anno) è necessario affidarsi ad aziende che siano in grado di garantire con sicurezza il processo intero di produzione.
Al contempo, l’azienda produttrice deve presentare una struttura aziendale complessa, con le competenze utili a sviluppare o gestire il sistema di ingegnerie interconnesse che compongono l’impianto, come la parte elettrica, meccanica, software, robotica, e così via.
È bene inoltre verificare che l’azienda a cui mi rivolgo abbia esperienze pregresse nel progettare e produrre impianti simili alla mia richiesta: quando si fa qualcosa di nuovo ci vuole più tempio e si fanno degli errori che vanno corretti in corsa, rischiando un rallentamento dei tempi e un innalzamento dei costi.
Se l’impiantista acquista esternamente, bisogna verificare, attraverso la vendor’s list, che il subfornitore abbia le necessarie competenze ed esperienze.
Anche quando ci si affida a un’azienda che è capace e ha esperienza in settori affini al mio, è importante verificare che l’impiantista sia a conoscenza e offra la possibilità di collaborare con enti che cofinanziano il progetto (come SACE, società finanziarie, banche), in modo che possa supportarmi, liberando liquidità per portare a termine il progetto, riducendo i rischi di produzione, eventualmente supportando l’internalizzazione e miglioramento del rating aziendale.

Valutazioni tecniche

Allo stesso tempo, è importante affrontare subito le questioni tecniche che sono alla base dell’intera progettazione dell’impianto di verniciatura. Per esempio, chiederei immediatamente una bozza di P&I o air flow, in modo da chiarire le mie esigenze e risolvere eventuali criticità (fig. 1). Queste valutazioni, dopo aver superato la fase di definizione del lay-out, dovrebbero essere discusse quanto prima possibile. Anzi, è corretto perfino chiedere air flow e P&I preliminari prima della chiusura del contratto stesso.

Normative

Nella fase di commissione di un impianto è importante prestare estrema attenzione alle normative di riferimento, che stanno diventando sempre più pressanti, impedendo il collaudo dell’impianto stesso se non rispettate. In termini di sicurezza, l’adempimento alle relative norme deve essere pensato già in fase di progettazione, perché correzioni tardive risulteranno difficili e costose. Per garantire l’osservanza di tali regole è consigliabile, che l’impiantista le conosca a fondo, avvalendosi di personale specializzato, interno, o esterno, che possa fare da tramite impiantista-cliente.

Automazione

L’interazione degli impianti con l’automazione e i sistemi informativi aziendali sta acquisendo un’importanza sempre maggiore, specialmente nell’ottica di uno sviluppo di industria 4.0. La rapidità con cui un’azienda è capace di affrontare questo tipo di richieste può rivelarsi decisiva: se PLC e software sono in parte o totalmente sviluppati internamente, l’impiantista riesce ad affrontare più velocemente le difficoltà che spesso si presentano in fase di integrazione e messa a punto. Questo è importante specialmente perché sono poche le aziende che riescono a definire tutti i dettagli dell’impianto a priori, per cui ci si trova spesso a dover attuare delle modifiche ben oltre la data di consegna dell’impianto. Nel caso di sistemi informatici subappaltati, si potrebbe andare incontro a maggiori limitazioni in termini di modifica del codice. Anche con riferimento alla robotica, il fatto che l’impiantista conti con specialisti con esperienza in fase di comissioning è utile per mettere a punto la comunicazione tra le varie componenti dell’automazione e il lavoro umano, permettendo, a lavoro concluso, una maggiore flessibilità produttiva e comunicativa (fig. 2).

Risparmio energetico, emissioni e durabilità nel tempo

Il terzo grande tema che riguarda la “transizione” impiantistica è quello del risparmio energetico e delle emissioni. I produttori di impianti oggi devono garantire le loro funzionalità e funzionamento con il minor consumo energetico possibile. Limitare l’utilizzo di energia garantisce un reale contenimento dei costi: tenendo sotto controllo qualche punto percentuale di acquisti di energia, il risparmio di fine anno può risultare molto significativo grazie, ad esempio, a forni a basso consumo, sistemi di riciclo dell’aria (fig. 3), sistemi per il recupero di caldo e freddo, l’utilizzo di motori in classe A.
L’impiantista deve inoltre essere in grado di gestire un’attenta ingegnerizzazione dei processi e tecnologie di abbattimento per rendere i propri prodotti a basse emissioni di COV. Tale compito, necessario anche per rispettare le normative vigenti, è tutt’altro che semplice: un impianto a emissioni molto basse porta con sé il rischio di smettere di funzionare dopo pochi utilizzi, con un aumento delle emissioni che non vengono mantenute negli intervalli desiderati o richiesti.
Infine, è cruciale che l’impiantista possa offrire assistenza tecnica e componenti di ricambio, facilmente reperibili e diffusi, negli anni di utilizzo della macchina, che verrà idealmente utilizzata per lunghissimi periodi di tempo.

Conclusioni

In ultima istanza, da cliente, devo fare un ragionamento sui costi. Quello che conta, a prescindere da tutte le precisazioni fatte finora, non è solo quanto pago l’impianto inizialmente, ma anche i costi che avrò nel periodo di utilizzo dell’impianto, il total cost of ownership, ovvero l’insieme di costi diretti e indiretti che formano il costo totale del manufatto verniciato.
Se calcolato, il TCO può rilevare che un investimento apparentemente meno costoso oggi può diventare antieconomico se i costi di gestione e le prestazioni di produzione non lo rendono competitivo.
Concludendo, dopo aver soddisfatto tutte le richieste di esperienza, normative, emissioni, risparmio energetico, che permettono all’impianto di sopravvivere più a lungo all’utilizzo previsto, è necessario che l’acquisto dello stesso sia una chiara fonte di guadagno, e dunque che si possa calcolare l’effettivo ritorno dell’investimento iniziale.