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Non più promessa ma tecnologia concreta, il grafene nel settore dei rivestimenti di superficie sfida l’attendismo dei mercati

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Intervista a Albino Ghirardelli, Sales Representative di GrapheneUP

Il grafene non è più soltanto un tema legato alla ricerca accademica: le sue applicazioni concrete stanno entrando nei processi industriali, anche nel settore delle vernici e dei rivestimenti. Sulle pagine di Verniciatura Industriale abbiamo già avuto modo di approfondire le proprietà straordinarie di questo materiale; oggi torniamo sull’argomento grazie alla testimonianza di Albino Ghirardelli, Sales Representative di GrapheneUP, azienda della Repubblica Ceca che si è affermata come uno dei principali produttori europei di grafene “few-layer” e che ha sviluppato soluzioni specifiche per l’industria dei rivestimenti di superficie.

Quali proprietà del grafene lo rendono un materiale così interessante anche per il settore delle vernici e dei rivestimenti?
Il grafene è un materiale unico, caratterizzato da notevoli proprietà tecniche. È di gran lunga più resistente dell’acciaio, è un eccellente conduttore termico ed elettrico ed è praticamente impermeabile a gas e liquidi. La sfida tuttavia, non è mai stata conoscerne le potenzialità, bensì renderlo scalabile e utilizzabile industrialmente. In GrapheneUP produciamo un grafene few-layer, caratterizzato da una purezza molto elevata, da un’ampia superficie specifica e da un bassissimo contenuto di ossigeno. Questo garantisce costanza qualitativa e applicabilità su scala industriale. Il settore delle vernici e dei rivestimenti è oggi il principale campo di applicazione del nostro materiale.

Parliamo proprio del settore vernici e rivestimenti: in che modo GrapheneUP ha reso il grafene facilmente utilizzabile dai formulatori industriali?
Il grafene puro è difficile da maneggiare: tende ad aggregarsi e a perdere efficacia. Per questo abbiamo scelto di trasformarlo in additivi, miscele e masterbatch già pronti per l’uso. In questo modo i formulatori possono inserirlo direttamente nelle loro resine, sia a base acqua sia a base solvente, senza doversi preoccupare della dispersione. Il nostro obiettivo è abbattere le barriere tecniche e permettere all’industria di beneficiare delle proprietà del grafene senza complicazioni di processo.

Che tipo di risultati concreti si ottengono in termini protezione anticorrosiva con i prodotti vernicianti additivati col grafene?
L’effetto barriera che crea il prodotto additivato col grafene, rientra tra le proprietà più rilevanti di questo materiale. Con una percentuale di dosaggio che varia in peso, a seconda dell’applicazione, da millesimale a centesimale, il grafene crea un percorso tortuoso che ostacola l’ingresso di acqua, ossigeno e cloruri nel film protettivo. Nei test accelerati in nebbia salina, effettuati presso i laboratori di alcuni clienti, ci è stato riferito che si sono superate le 2500 ore, e in alcuni casi isolati sono stati raggiunti valori intorno alle 4000 ore. Questo significa cicli di manutenzione più lunghi, maggiore durabilità delle superfici e, in ultima analisi, un risparmio per l’utilizzatore finale. Test condotti con un potenziale cliente hanno evidenziato come le superfici trattate con vernici al grafene necessitano di una pulizia nettamente più blanda rispetto a quelle rivestite con vernici anticorrosive tradizionali per cui si rende necessaria una pulitura con acqua ad alta pressione.

Oltre alla protezione dalla corrosione, quali altre funzionalità aggiunge il grafene ai rivestimenti?
Oltre alle ottime proprietà anticorrosive che può conferire alle superfici destinate ad ambienti aggressivi, la capacità del grafene di dissipare il calore è un vantaggio concreto per applicazioni in HVAC, elettronica e componentistica: distribuisce l’energia termica sulla superficie, evitando punti caldi localizzati. Inoltre è in grado di aumentare la resistenza meccanica del film garantendo maggiore durezza, resistenza all’abrasione e minore tendenza a micro-cracking. In edilizia per esempio le nostre vernici antimuffa mostrano risultati eccellenti: l’idrofobia del grafene impedisce all’acqua di penetrare, migliorando la durabilità delle superfici murarie.

In che modo il grafene contribuisce a rendere più sostenibili i cicli di verniciatura?
La sostenibilità è un altro aspetto fondamentale legato a questo materiale. Utilizzando grafene di alta qualità è possibile infatti ridurre l’utilizzo di altri additivi quali anti-UV, pigmenti o composti a base di zinco e rame. In campo navale, ad esempio, stiamo testando vernici antivegetative prive di rame, competitive rispetto a quelle di alta qualità tradizionali e che garantiscono minori costi di manutenzione delle superfici su cui vengono applicate e un minore impatto ambientale. L’additivazione con grafene consente di ottenere matrici polimeriche più pure e rivestimenti più performanti con minori quantità di sostanze critiche.

Qual è oggi la reale apertura dei mercati al grafene e come ne vede le prospettive di diffusione futura?
Il mercato asiatico ha dimostrato fin da subito maggiore apertura: lì i nostri additivi sono utilizzati in applicazioni che spaziano dalle marmitte agricole agli scambiatori di calore. In Europa, e in particolare in Italia, prevale un atteggiamento più attendista: il grafene piace, ma molti preferiscono adottarlo solo quando e se “costretti”. Credo però che l’evoluzione sia inevitabile: la combinazione di prestazioni superiori e sostenibilità ambientale spingerà sempre più settori – edilizia, navale, elettronica – ad adottare il grafene. GrapheneUP è pronta a supportare le aziende in questa transizione, offrendo un vantaggio competitivo concreto e immediato.

L’esperienza di GrapheneUP mostra come il grafene stia passando dalla fase della promessa a quella della realtà industriale, offrendo benefici tangibili in termini di prestazioni, sostenibilità e competitività. Le applicazioni nei rivestimenti – dall’anticorrosione all’antivegetativo, fino alle soluzioni antimuffa – dimostrano che il materiale può diventare un alleato concreto per formulazioni ad alte prestazioni e a ridotto impatto ambientale. Non resta che vedere quando e come il mercato saprà cogliere fino in fondo questa opportunità.