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L’innovazione dell’accessoristica di metallo per la moda passa anche attraverso le tecnologie di rivestimento

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Sinonimo di qualità, creatività e flessibilità, caratteristiche che hanno reso la produzione italiana un punto di riferimento a livello internazionale, il ruolo dell’accessorio metallico nel settore moda conta un notevole numero di imprese piccole e micro, caratterizzate da una forte vocazione artigianale (fonte: TEHA, The European House Ambrosetti, Studio strategico sulla filiera presentato al Summit di Consorzio Physis, lo scorso 22 maggio a Firenze). Un settore dove sarà possibile sviluppare processi alternativi di rivestimento, grazie anche a vernici ad effetto e PVD.

Nel settore della moda, il successo del Made in Italy non dipende solo dalla ricchezza di competenze specializzate e dalla loro integrazione nei distretti produttivi, né unicamente dalla maestria nel trasformare materie prime in tessuti e pellami di altissima qualità. Un ruolo fondamentale lo giocano anche la cura per i dettagli e la capacità di innovare, dando vita a elementi distintivi come accessori e finiture uniche che rendono ogni prodotto inconfondibile. Pur vivendo una fase di trasformazione e necessario riposizionamento, il settore moda in Italia – che comprende anche l’accessorio metallico – continua a mantenere una posizione di rilievo, attestandosi al 3° posto per numero di imprese e al 2° posto per numero di addetti nel sistema manifatturiero italiano.

In questo scenario, diventa fondamentale approfondire le potenzialità della filiera dei trattamenti di superficie, oggi più che mai chiamata a interpretare le esigenze di un mercato in evoluzione e a guidare l’innovazione sostenibile nel settore. L’accessorio metallico per la moda e il lusso non è solo un elemento funzionale, ma rappresenta una componente identitaria del prodotto, fortemente caratterizzata da tratti artigianali. Al tempo stesso, questo comparto conserva solide connessioni con il mondo della meccanica e della minuteria metallica industriale, da cui trae tecnologie, competenze e approcci produttivi. Negli ultimi anni, la filiera ha vissuto una trasformazione profonda: molte aziende, nate in contesti tecnici, si sono riconvertite per rispondere alle esigenze della moda, reinventando processi e linguaggi per coniugare estetica, processi prestazionali e sostenibilità.
Lo studio effettuato da The European House Ambrosetti per Consorzio Physis, presentato a Firenze durante il summit annuale non potendo tenere in considerazione un raggruppamento specifico del settore per ricostruire con precisione l’intera catena del valore, data la frammentarietà e l’eterogeneità del settore, non è stata una operazione scontata: è stato quindi selezionato un campione rappresentativo di 89 aziende italiane appartenenti ai codici ATECO:

  • 2561: trattamento e rivestimento dei metalli
  • 2599: fabbricazione di altri prodotti in metallo nca
  • 3212: fabbricazione di oggetti di gioielleria e oreficeria e articoli connessi
  • 3213: fabbricazione di bigiotteria e articoli simili
  • 3299: altre industrie manifatturiere nca.

Una filiera che affonda le radici nella lavorazione del settore orafo e argentiero
La lavorazione del metallo per la realizzazione di accessori moda nasce da una solida tradizione artigianale, ereditata dai settori orafi e argentieri, con radici profonde nel territorio aretino, in Toscana. Questa specializzazione si è evoluta in un know-how tecnico di altissimo livello, che trova espressione in processi produttivi complessi e altamente qualificati: dalla produzione del grezzo tramite stampaggio, pressofusione e macchinari a controllo numerico, alla vibrofinitura, alla polimentatura, fino ai trattamenti galvanici, alla verniciatura e alla smaltatura. Le competenze richieste sono estremamente specialistiche, così come le dotazioni impiantistiche necessarie, rendendo le aziende del settore fortemente verticalizzate e le lavorazioni difficilmente intercambiabili.

L’accessorio metallico rappresenta un elemento distintivo e strategico nell’identità del prodotto moda, spesso assumendo non solo una funzione estetica, ma anche strutturale, influenzando direttamente la durata, la funzionalità e l’esperienza d’uso del capo o dell’accessorio. In molti casi è questo componente a veicolare l’immagine del brand – come nel caso delle due C intrecciate di Chanel, la borchia di Valentino o il logo di Dolce & Gabbana – rendendo il prodotto immediatamente riconoscibile e rafforzandone il valore simbolico.

A rendere competitiva la filiera italiana è la combinazione di qualità progettuale, precisione produttiva, competenze altamente specializzate e un forte orientamento all’innovazione. L’integrazione di tecnologie avanzate nei processi e il controllo rigoroso di ogni fase produttiva sono tratti distintivi del settore. Questo approccio tecnico è essenziale: molti accessori metallici svolgono funzioni meccaniche o strutturali fondamentali, richiedendo materiali di alta qualità e lavorazioni impeccabili per garantire prestazioni elevate e durabilità.
In parallelo, cresce l’esigenza di un approfondimento normativo mirato, capace di rispondere alle specificità del settore. A questo proposito, il Consorzio Physis svolge un ruolo attivo nel rappresentare la filiera sui tavoli tecnici europei, grazie alla partecipazione della direttrice tecnica Ester Falletta, impegnata nella definizione di norme e normative che riguardino non genericamente l’industria della moda, ma nello specifico il comparto degli accessori metallici. L’aggiornamento costante su regolamenti e standard – come quelli legati alla tracciabilità, alla sostenibilità o alla sicurezza dei materiali – è oggi una leva strategica per garantire conformità, competitività e qualità, consolidando la leadership della filiera italiana a livello internazionale.

Nel comparto si utilizzano principalmente materiali scelti per la resistenza, estetica e lavorabilità. I più comuni includono l’ottone, l’acciaio inossidabile e la zama. Ai materiali vengono aggiunte lavorazioni di finitura con metalli preziosi, in generale applicazioni galvaniche di oro, palladio, rutenio, rodio e altre leghe che garantiscono estetica e resistenza nel tempo.
La catena del valore è quindi molto complessa, tecnica e stratificata, integrando nella produzione l’aspetto progettuale del design, ingegnerizzazione, le differenti lavorazioni e la gestione della qualità. La catena del valore può essere riassunta nell’immagine.
Per rispondere alle stringenti richieste del mercato, il confronto tra brand e produttori è fondamentale per sviluppare un prodotto industriale di qualità, ripetibile e conforme alle normative.

Rimandando ad altro approfondimento l’aspetto relativo alle differenti lavorazioni superficiali attualmente in uso, è importante evidenziare quanto emerso dallo studio strategico di TEHA: le direttrici di innovazione del settore hanno molto a che fare con tecnologie di rivestimento a quella consolidata, la galvanica, per differenti motivi:

  • C’è una crescente esigenza di differenziare e valorizzare i prodotti attraverso finiture, effetti e colori personalizzati, risultati difficili da ottenere con le tecnologie tradizionali, che offrono possibilità più limitate. Da questo punto di vista la verniciatura offre molte possibilità
  • Migliorare i parametri relativi all’impatto ambientale di alcuni processi, come il PVD che è una tecnologia pulita a ridotto utilizzo di sostanze chimiche.