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Competenza, energia, determinazione: le donne dei trattamenti di superficie

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Nel settore dei trattamenti di superficie, spesso percepito come tecnico, operativo, e, tradizionalmente, poco femminile, le donne ci sono… Eccome! E fanno la differenza. Lo dimostrano le storie raccolte in questa rubrica di Verniciatura Industriale (riportiamo di seguito 3 testimonianze), che dà voce a professioniste di ogni età e ruolo: tecniche, commerciali, imprenditrici, responsabili di produzione e laboratorio, operatrici, progettiste e altro. A unirle, oltre alla passione per il proprio lavoro, una visione concreta, una sensibilità trasversale e una voglia chiara di esserci, contare e costruire.
I contributi riportati in questo articolo rispondono alle seguenti domande:
Ci spieghi il suo ruolo in termini pratici e due aspetti che più la entusiasmano del lavoro che svolge quotidianamente.
Com’è la sua routine professionale?
Non è un lavoro per donne. È un clichè o ritiene che sia effettivamente la realtà?
Se potesse tornare indietro nel tempo, quale consiglio darebbe alla sé stessa degli inizi?
Vuole dare un suggerimento alle nuove generazioni, in particolare donne, che desiderano intraprendere un percorso in questo settore? Come si potrebbe accelerare l’integrazione?

Proprio da queste interviste e dall’entusiasmo riscontrato è nata l’idea di andare oltre le pagine della rivista, dando forma a un gruppo reale, fatto di incontro, confronto e valorizzazione reciproca.
Un gruppo che non vuole semplicemente rivendicare spazio ma proporre contenuti, visioni, progettualità e che guarda al futuro del settore con occhi attenti non solo alla tecnica ma anche alle relazioni, alla comunicazione, alla cultura industriale nel suo insieme.
L’iniziativa, seppure ancora in fase embrionale, sta riscontrando uno slancio sorprendente da parte di un numero considerevole di donne impegnate nel settore dei trattamenti di superficie. Con l’auspicio che questo percorso collettivo contribuisca a promuovere concretamente i valori ESG, rafforzando l’equità di genere, l’empowerment professionale femminile e una cultura industriale sempre più inclusiva, aperta e consapevole.

Matilde Maitan (Trasmetal)
1 – Il mio ruolo spazia molto: mi occupo di ricerca e selezione del personale, di marketing e, quando serve, di questioni legali. Ciò che mi entusiasma nel mio lavoro è proprio l’eterogeneità delle attività che mi capita di gestire durante la giornata. In particolare, ritengo molto stimolante interfacciarmi con persone nuove quasi ogni giorno e scoprire nuovi talenti che possono collaborare con noi portando le loro competenze e il loro entusiasmo.

2 – Proprio per le diverse mansioni da svolgere non posso dire di avere – per fortuna – una routine: ci sono dei periodi in cui la necessità di inserire nuovi professionisti in squadra ha dei picchi e dunque la ricerca del personale occupa la maggior parte della mia giornata, oppure, in concomitanza delle fiere, è la preparazione di tali eventi a predominare: allestimenti, promozione, articoli per il sito sono solo alcune delle attività di cui è necessario occuparsi, sia prodromiche che successive.

3 – È un lavoro anche per donne, ma in un contesto in cui a prevalere, sia in termini numerici che decisionali, sono gli uomini e questo aspetto non può essere di certo considerato un cliché, bensì un dato di fatto. Non è la tipologia di lavoro a non poter essere svolta da donne – considerato poi che in un’azienda che si occupa di verniciatura le mansioni sono svariate -, è la mentalità che è abituata a percepire certe figure in determinati contesti: non è la regola, ma mi sono capitati un paio di episodi, soprattutto durante le fiere, in cui di fatto non venivo presa in considerazione perché ero l’unica donna. In questi casi, bisogna farsi spazio. Occupandomi di HR, devo comunque notare come la maggior parte di CV che ricevo per ruoli tecnici (come i disegnatori o i softwaristi) siano di uomini. Forse le donne hanno inclinazioni e sensibilità diverse, ma non è questo il punto. Il punto è che se una donna desidera lavorare nel settore e ha le competenze necessarie, la sua linea di partenza sia la stessa di quella su cui è posizionato un uomo. Posso dire che nella nostra realtà questa “linea di partenza” è unica, ma non è sempre così scontato.

4 – Essere presente, ovvero non rimanere dietro a una scrivania, ma andare nei cantieri, sugli impianti, alle fiere. Solo in questo modo si possono comprendere i prodotti, i basilari aspetti tecnici, le necessità a cui far fronte attraverso le attività di cui mi occupo e fare rete.

5 – Non siamo in un’epoca in cui possiamo permetterci che i cambiamenti arrivino da sé, senza un nostro ruolo attivo. Il consiglio è farsi araldi di trasformazioni, che non devono per forza essere dirompenti: l’importante è fare il primo passo, senza aver paura di esprimere le proprie visioni, di portare consigli e idee. Non importa se inizialmente possono essere cassate; se ci crediamo veramente riproponiamole. E, se serve, mentre l’integrazione sia personale, sia a livello di sistema fa il suo corso, “fake it till you make it” è sempre una buona opzione.

Federica Rossi (Colorificio Sammarinese)
1 – Sono un chimico industriale e all’interno dell’azienda mi occupo della parte di ricerca e sviluppo nel campo della formulazione di vernici a solvente per la general industry (macchine agricole, container, infrastrutture…); tra gli aspetti che più mi entusiasmano c’è sicuramente la dinamicità del lavoro che non è mai ripetitivo ma al contrario molto diversificato, portando così a un continuo approfondimento e apprendimento dei casi che si possono incontrare. Un altro aspetto a mio parere molto interessante è il fatto di avere spesso, facendo visite tecniche e assistenza ai clienti, la possibilità di andare sul campo e poter riscontrare nella pratica tutto il lavoro che è stato fatto.

2 – La routine professionale si basa sulla pianificazione delle attività che viene definita in base alle priorità che vengono assegnate ai vari lavori e/o progetti. Parallelamente vengono gestite anche le richieste estemporanee, le contingenze e viene dato supporto a clienti, agenti e al controllo qualità/reparto produzione.

3 – Per quanto mi riguarda ritengo che sia un clichè e credo che tante volte le donne tendano a rassegnarsi alla visione comune ancora prima di avventurarsi in una realtà lavorativa del genere, senza mettersi alla prova e dando per scontato che sia una professione inadatta a una donna. Per quanto riguarda la mia esperienza posso testimoniare che in nessun caso sono stata presa meno in considerazione perché donna, quello che fa la differenza credo sia semplicemente la preparazione professionale e la sicurezza che si riesce a trasmettere a chi si ha di fronte.

4 – Mi ricollego alla risposta precedente e come consiglio mi darei appunto quello di essere sicura di me e delle mie capacità perché dobbiamo essere i primi a credere in noi stessi e in quello che possiamo fare.

5 – Non arrendetevi mai. Se avrete la sfortuna di incontrare qualcuno che vi dice che non potete fare una cosa in quanto donne, passate oltre. La storia è piena di donne straordinarie che hanno fatto fare alla scienza passi da gigante e deve continuare a essere così. Per accelerare l’integrazione credo che la cosa più importante sia quella di instillare la sicurezza nelle donne delle nuove generazioni, in modo che non abbiamo paura di mettersi alla prova, tentare, fallire, rialzarsi senza sentirsi un passo indietro rispetto ai colleghi uomini. La paura di essere giudicate per gli errori, come se questi dipendessero dal fatto di essere donne, può essere deleteria ed è un meccanismo che va spezzato.

Andree Secchi (Cromatica Marcegaglia)
1 – Nel mio ruolo attuale come project manager, mi occupo principalmente di trovare la soluzione tecnica adatta al progetto che mi viene presentato. Trattando un prodotto che potrebbe definirsi “materia prima” in termini applicativi, può subire diverse trasformazioni e il mio compito è appunto quello di individuare la fattibilità tecnica esecutiva creando il giusto rapporto con i diversi terzisti. Gli interlocutori sono molto diversi tra loro, quindi il mio ruolo richiede molta flessibilità e una preparazione salda. Sicuramente l’aspetto entusiasmante è la continua sfida da superare per i diversi settori applicativi, dall’architettura d’esterni all’interior design, dall’automotive all’arredamento, partendo dalla produzione. Mi entusiasma anche l’opportunità di lavorare su progetti innovativi che hanno un impatto reale. La possibilità di contribuire a soluzioni creative e vedere i risultati concreti del nostro lavoro è estremamente motivante e mi spinge a dare il massimo ogni giorno.

2 – La mia routine professionale varia a seconda delle esigenze del giorno, ma generalmente segue una struttura simile per quanto riguarda la procedura lavorativa. Analisi della richiesta progettuale, ricerca della soluzione tecnica, verifica produttiva e proposta finale. Non vorrei farlo sembrare riduttivo, ma lo schema logico mi aiuta a rimanere organizzata e produttiva, garantendo che le mie responsabilità siano gestite in modo efficiente.

3 – Onestamente ho sempre messo talmente tanta passione nel mio lavoro che mi ha permesso di superare questa affermazione, cliché che purtroppo persiste in molte aree professionali. Ho sempre sostenuto che le competenze e le capacità professionali non dipendono dal genere. Ritengo altresì che la diversità porta a una maggiore innovazione, creatività e produttività. Team diversificati tendono a prendere decisioni migliori e a risolvere i problemi in modo più efficace. L’idea che certi lavori non siano adatti alle donne è un mito che deve essere superato. È fondamentale promuovere un ambiente di lavoro inclusivo dove tutti, indipendentemente dal genere, possano avere successo e contribuire al meglio delle loro capacità.

4 – Domanda difficile questa…forse più coraggio.

5 – Quello che dico sempre alle mie figlie, di perseguire con costanza quello che piace fare e fa star bene. Se la scelta lavorativa è incline alle tue passioni, nonostante tutte le difficoltà che può presentare, ti darà sempre l’energia per essere felice e realizzata.