Intervista a: Filippo Busolo | Chemler
a cura di: Giovanni Cicatiello

Facciamo seguito all’introduzione dell’argomento PFAS (VIPI n. 662/2023) tornando sull’argomento intervistando Filippo Busolo, chimico e titolare di Chemler, società specializzata nella consulenza regolatoria (REACH, CLP, SDS, SCIP, ecc.), nel trasporto merci pericolose (ADR, IMDG, IATA) e nella sicurezza e salute sui luoghi di lavoro.

Con il termine PFAS cosa si intende?

Filippo Busolo: PFAS è l’acronimo di sostanze perfluoroalchiliche e costituiscono una grande famiglia di migliaia di sostanze chimiche di origine sintetico utilizzate in una moltitudine di applicazioni quali il settore aerospaziale, automotive, tessile, cuoio, elettronico, edile e molti altri. L’ampio uso di queste sostanze è dovuto alle loro uniche proprietà come ad esempio l’elevata stabilità alle alte temperature, la resistenza alla corrosione, repellenza all’acqua e al grasso.

Perché i PFAS sono considerati pericolosi per l’uomo?

Filippo Busolo: da un punto di vista chimico, i PFAS contengono legami carbonio-fluoro, tra i più legami forti in chimica organica. Questo comporta una loro grande resistenza alla degradazione ambientale. In aggiunta, i PFAS possiedono una elevata mobilità ambientale che permette loro di coprire lunghe distanze rispetto alla fonte di rilascio. La maggior parte dei PFAS è nota perciò per essere sostanze persistenti per l’ambiente. Alcuni di essi persistano nell’ambiente più a lungo di qualsiasi altra sostanza di origine sintetica. Come conseguenza, il continuo rilascio di queste sostanze implica un’esposizione per l’uomo, gli animali e l’ambiente, ad esempio tendono ad inquinare le acque sotterranee e le acque potabili con conseguenti difficoltà e costi di bonifica. Da un punto di vista tossicologico, studi sull’uomo e sugli animali hanno dimostrato come diversi PFAS causino, a seguito di accumulo nell’organismo, effetti quali diminuzione del peso del feto alla nascita in caso di esposizione prenatale, epatotossicità, immunotossicità, ritardi nello sviluppo, effetti tossici sul sistema nervoso centrale, disfunzioni endocrine (interferenza endocrina).

A che punto è la legislazione in materia di limitazione dei PFAS nei prodotti di uso comune?

Filippo Busolo: date le loro caratteristiche chimico fisiche e le proprietà tossicologiche ed ecotossicologiche, alcuni PFAS sono già stati oggetto di attività regolatoria in ambito UE. Diversi PFAS (PFOA, acido perfluoroottanoico e PFOS, acido perfluorootansolfonico) sono inclusi nella Convenzione di Stoccolma, ovvero il trattato internazionale il cui obiettivo è quello di eliminare o ristringere la produzione e l’uso di inquinanti organici persistenti (Persistent Organic Pollutants, POPs).
Questa convenzione è stata implementata in UE attraverso il
regolamento (EC) 2019/2021 noto come regolamento POPs.
Per quanto riguarda il Regolamento (CE) 1907/2006 (Reach), nell’Allegato XVII è possibile ritrovare diverse restrizioni riferite ai PFAS (ad esempio la n. 68 per gli acidi perfluorocarbossilici lineari e ramificati PFCAs C9-C1). Analogamente, come conseguenza della loro proprietà di persistenza, bioaccumulo, tossicità per l’ambiente (PBT) o quello di molto persistenti e molto bioaccumulabili (vPvB) svariati PFAS (ad esempio PFOA e PFHxS (acido perfluoroesano solfonico) sono stati inclusi nella Candidate List come sostanze altamente preoccupanti (SVHC). Di notevole importanza è la proposta di restrizione (allegato XVII Reach), in fase di consultazione con deadline il 25 settembre 2023, sui PFAS con l’obiettivo di ridurre le emissioni nell’ambiente. Questo atto normativo riguarda una grande quantità di sostanze, circa 10.000 PFAS. La proposta, che prevede il divieto di produzione, utilizzo e immissione sul mercato di tali sostanze in quanto tali, o come parte di una miscela o di un articolo, è basata su due opzioni di restrizioni. La prima è riferita ad un divieto totale senza esenzioni; la seconda è un divieto totale con deroghe per usi specifici. Ad oggi, la seconda opzione sembra essere quella maggiormente sostenuta.
Esiste infine, un ulteriore atto di restrizione Reach, anch’esso in fase di consultazione, riferito all’uso dei PFAS nelle schiume antincendio.

In che modo è coinvolto il settore delle vernici e che evoluzione avrà in futuro la materia?

Filippo Busolo: indubbiamente, le imprese dovrebbero tenere monitorato il progresso della restrizione, in attuale fase consultiva, sui PFAS in quanto potrebbe avere un forte impatto anche nel settore pitture e vernici, ad esempio in agenti livellanti. Si ricorda che a norma del D. Lgs. 133/2009 e seguenti, la violazione di una restrizione Reach può comportare l’arresto fino a tre mesi o l’ammenda da 40.000 a 150.000 €. Alla luce del contesto normato UE, ma anche quello internazionale, la ricerca di alternative a prodotti che contengono o possono generare PFAS è sicuramente la sfida di innovazione che l’azienda che utilizza tali sostanze dovrà percorrere nei prossimi anni. Si segnala infine la recente pubblicazione dell’Oecd (l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) dal titolo “sostanze per- e polifluoroalchiliche e alternative nei rivestimenti, nelle pitture e nelle vernici (CPV), Rapporto sulla disponibilità commerciale e sugli usi attuali” (Series on Risk Management, N. 70, 2022), nella quale è stato analizzato l’impatto dei PFAS in diversi usi specifici, come rivestimenti per cavi e cablaggi, rivestimenti frontali e posteriori per pannelli solari, vernici per uso domestico e architettonico, vernici nel mondo automotive, elettronico e diversi altri.

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