Il presidente di Assovernici, Giovanni Marsili, membro del board del CEPE, illustra la posizione associativa riguardo ai futuri scenari di mercato.

GM – Il biossido di titanio? Contrariamente a quanto potrebbe suggerire il suo aspetto, in questo momento appare assai poco candido: parliamo, perlomeno, di quello proveniente dalla Cina, che è al centro di una indagine antidumping da parte della Commissione Europea in seguito a una denuncia arrivata dai produttori locali.

Quale potrebbe, tuttavia, essere la ricaduta di eventuali misure contro la concorrenza sleale sull’industria europea dei rivestimenti?
GM – L’adozione di provvedimenti antidumping legati alla importazione di biossido di titanio (TiO2) proveniente dalla Repubblica Popolare Cinese provocherà una riduzione della quantità disponibile in Europa del prezioso pigmento, e di conseguenza un aumento del prezzo sul nostro mercato: con serie ripercussioni sulla produzione di pitture e vernici.

Quali sono le caratteristiche che rendono il biossido di titanio così prezioso?
GM – Il biossido di titanio è una vecchia conoscenza di chi lavora nel nostro settore: si tratta infatti di un pigmento bianco caratterizzato da un indice di rifrazione molto alto. Utilizzato anche nell’industria cartiera e in quella cosmetica, nel campo dei rivestimenti, oltre ad assicurare quella che in gergo si definisce opacity, ossia la copertura, protegge in modo efficace le superfici dai raggi UV. Sono quindi numerose le pitture e le vernici per l’industria che lo contengono, da quelle destinate al settore dell’automotive a quelle per la nautica e lo yachting; e, ancora, quelle per gli imballaggi metallici e gli inchiostri per la stampa. A seconda dei campi di applicazione dei rivestimenti e della loro formulazione, il costo del pigmento può incidere del 40% su quello complessivo delle materie prime utilizzate per formularli.

Non esistono materie prime alternative?
GM – Purtroppo, no: un pigmento che abbia le stesse caratteristiche, quel livello di prezzo e la medesima disponibilità non esiste. Esistono dei filler, leganti e additivi che ne rinforzano l’azione, e che nelle moderne formulazioni sono presenti in minima quantità.

Quali sono i principali paesi produttori?
GM – Una volta il biossido di titanio era prodotto soprattutto nei paesi in cui sono presenti le miniere di ilmenite, il materiale da cui viene ricavato. Oggi si produce ovunque: non solo in Cina e in Europa, ma anche nel middle East e nelle Americhe. In Italia esiste uno stabilimento produttivo a Scarlino (nei pressi di Grosseto). Si tratta, quindi, di una commodity globale prodotta sostanzialmente ovunque e utilizzata per una vastissima gamma di prodotti di consumo.

Come si approvvigionano di biossido di titanio le aziende produttrici di vernici e pitture?
GM – L’approvvigionamento avviene con modalità diverse a seconda che parliamo di una grande o una piccola azienda: le multinazionali tendono a fare capo in modo diretto ai fornitori, con i quali possono contrattare bene. Le piccole imprese ricorrono a intermediari, confrontandosi con fluttuazioni di prezzo.

Come è stato l’andamento del mercato negli ultimi anni?
GM – I produttori cinesi da molto tempo si erano presentati nel mercato europeo, ma hanno iniziato ad aumentare le loro quote soprattutto quando i produttori europei di biossido di titanio, negli ultimi anni, hanno in più occasioni interrotto l’attività appellandosi a uno stato di forza maggiore.
Tante aziende attive nel settore delle pitture e delle vernici per edilizia, quindi, hanno iniziato ad approvvigionarsi anche in Oriente; una scelta prevedibile, visto che lì si trovano miniere e si produce il 30% del biossido di titanio mondiale.

Quando ha avuto inizio l’iter che ha portato il biossido di titanio sotto l’occhio del ciclone e qual è al momento la situazione?
GM – I produttori europei di biossido di titanio si sono mossi lo scorso settembre, e adesso la Commissione europea, avendo preso in considerazione il loro reclamo, chiede ai produttori cinesi di provare che le accuse rivolte loro siano infondate.

Nel caso in cui fossero fondate, che ripercussioni ci sarebbero sulle aziende produttrici di pitture e vernici?
GM – Le conseguenze sarebbero molto pesanti, soprattutto nel caso in cui venissero imposti nuovi dazi: il prezzo del biossido di titanio aumenterebbe, e le aziende produttrici di rivestimenti, soprattutto quelle piccole e medie, si troverebbero di fronte a un ennesimo ostacolo dopo avere dovuto fronteggiare l’inflazione. Ridurne la percentuale all’interno dei prodotti, peraltro, determinerebbe una riduzione della qualità.
Potremmo quindi essere in grande difficoltà a sostenere questa situazione; inoltre ci troveremmo svantaggiati rispetto ad altri paesi del mondo e anche l’export ne risentirebbe.

Qual è, dunque, il messaggio che si punta ora a trasmettere?
GM – L’obiettivo del messaggio è, innanzitutto, mettere in guardia le istituzioni sui rischi legati a possibili misure che potrebbero penalizzare l’accessibilità di quella che è a tutti gli effetti una commodity. Invitiamo, pertanto, a non agire partendo da considerazioni unilaterali, così da trovare soluzioni alternative ai nuovi dazi che possano supportare i produttori europei di biossido di titanio, al pari di quelle utilizzate per sostenere altri comparti industriali che hanno sofferto la competizione cinese. Diversamente, tutelando un comparto si finirebbe con il penalizzarne un altro: un controsenso, che va in contraddizione anche con la direttiva “case green” recentemente approvata dal Parlamento Europeo. Per la riqualificazione degli edifici e la riduzione dei consumi il cappotto termico è indispensabile, e a questo scopo il biossido di titanio è fondamentale, anche in considerazione del fatto che il colore bianco e le tinte chiare rappresentano una scelta ottimale.
Naturalmente, vista l’importanza e la delicatezza del tema, rimaniamo a disposizione per qualsiasi approfondimento, pronti a portare il nostro contributo in qualsiasi confronto legato al procedimento in corso.

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