Giovanni Cicatiello

Il tema della transizione ecologica sta sempre più accelerando i processi di valutazione e di legiferazione su molte sostanze utilizzate in ambito industriale. Questo mese facciamo il punto della situazione sui PFAS.

Con l’acronimo PFAS si identificano le sostanze perfluoroalchiliche prodotte industrialmente, ossia di derivazione sintetica; a livello di molecola vi è la presenza del fluoro che sostituisce un atomo di idrogeno formando così legami organici carbonio-fluoro.

Le sostanze con queste caratteristiche sono state sfruttate in tutto il mondo a partire dagli anni 50 del secolo scorso in molti ambiti produttivi per sfruttarne le loro caratteristiche di idro e olio-repellenza. Presenti nei prodotti di consumo come pentole antiaderenti, abbigliamento idrorepellente, tessuti resistenti alle macchie, cosmetici, schiume antincendio e prodotti resistenti a grasso, acqua e olio. Ad oggi sono oltre 4 mila le sostanze che rientrano in questo gruppo di composti organici fluorurati.

Durante la produzione e l’utilizzo, i PFAS possono migrare nel suolo, nell’acqua e nell’aria. La maggior parte dei PFAS sono resistenti al degrado, quindi non si decompongono nell’ambiente. A causa del loro uso diffuso e della loro persistenza, i PFAS risultano presenti anche a basse concentrazioni nell’ambiente e in molti prodotti alimentari.

L’esposizione dell’uomo ai PFAS è un argomento che sta acquisendo sempre maggiore attenzione, in un piano strategico che vede l’ Unione Europea adottare sempre nuove disposizioni in materia di ambiente e sostenibilità.

Gli studi su alcuni PFAS hanno evidenziato che queste sostanze possono causare effetti nocivi sulla salute umana e degli animali. Alcuni studi sugli esseri umani con esposizione a PFAS hanno dimostrato che ci sono rischi di:

  • influenzare la crescita, l’apprendimento e il comportamento dei neonati e dei bambini
  • ridurre la possibilità di una donna di rimanere incinta
  • interferire con gli ormoni naturali del corpo
  • influenzare il sistema immunitario
  • aumentare il rischio di cancro

Appare logico, visto l’elevato numero di sostanze coinvolte, che siano necessarie ulteriori ricerche per permettere agli scienziati di comprendere appieno in che modo i PFAS influiscono sulla salute umana.

Dal punto di vista legislativo, l’Unione Europea con la modifica 2022/2388 del 7 dicembre 2022 al Regolamento 1881/2006 ha individuato alcune sostanze perfluoroalchiliche limitandone i tenori massimi di presenza in alcuni prodotti alimentari.

Le sostanze ad oggi oggetto di limitazione sono

  • PFOS l’ acido perfluorottano sulfonato
  • PFOA l’ acido perfluoroottanoico
  • PFNA l’ acido perfluorononanoico
  • PFHxS l’ acido perfluoroesano sulfonico

Come da Regolamento EU: “La contaminazione dei prodotti alimentari con queste sostanze è dovuta principalmente al bioaccumulo nelle catene alimentari acquatiche e terrestri e l’alimentazione è la principale fonte di esposizione alle PFAS. Tuttavia, anche l’utilizzo di materiali destinati a venire a contatto con i prodotti alimentari contenenti PFAS può contribuire all’esposizione umana a tali sostanze”.

Gli sviluppi futuri legati ad una più ampia limitazione prevedono che a partire dal 2026 tutte le sostanze PFAS possano essere vietate in tutta l’ Unione Europea, così come prevede una proposta presentata da cinque paesi membri (Danimarca, Germania, Norvegia, Paesi Bassi e Svezia) all’agenzia UE per le sostanze chimiche (ECHA).

Appare evidente che per l’industria manifatturiera e anche per il settore vernici è richiesto un notevole sforzo per aggiornarsi e stare al passo dell’evoluzione legislativa in materia. I più coinvolti già adesso sono i produttori ed utilizzatori di rivestimenti destinati a venire a contatto con alimenti. Saranno altresì coinvolti i produttori di materie prime che dovranno garantire per i loro prodotti commercializzati, l’assenza di sostanze perfluoroalchiliche dai loro processi industriali.

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