Gli sgrassanti alcalini, usati da tempo per rimuovere oli, grassi e altro dalle superfici metalliche da “lavare” prima della loro conversione chimica di fosfatazione o di reazione chimica con prodotti nanotecnologici preverniciatura, dopo un certo periodo di lavorazione debbono essere smaltiti perché saturi di oli rimossi, che impediscono nuovamente di sgrassare.
Gli sgrassanti nanotecnologici, no.

Possono essere continuamente utilizzati, perché il loro comportamento di lavaggio dei substrati è completamente differente da quelli tradizionali: infatti non emulsionano gli oli per rimuoverli, non contenendo tensioattivi, ma solo oligomeri attivi, che li strappano dalla superficie, disperdendoli nella soluzione acquosa.
Immediatamente, per differenza di peso specifico (gli oli sono più leggeri dell’acqua), vengono a galleggiare sul pelo della soluzione e sono eliminati con un semplice stramazzo dalla vasca di contenimento.

La soluzione completamente pulita, viene solo rabboccata con volume uguale a quello consumato.

Non esistono quindi prodotti acquosi inquinati da smaltire, perché gli oli rimossi possono essere utilizzati in fabbrica per lubrificare macchine e utensili: un buon esempio di “economia circolare” che permette di non spendere un euro per gli smaltimenti.

Lo sgrassante nanotecnologico ha un grande vantaggio pratico: è adatto per sgrassare ogni tipo di substrato metallico e prepararlo per ricevere ogni tipo di prodotto di conversione fosfatica, cromatante, nanotecnologica di qualsiasi azienda produttrice di prodotti chimici di pretrattamento, perché contiene solo bicarbonato di sodio e oligomeri.

É prodotto dalla STS di Ciro Poggioli, di Ravenna, un leader del settore di lavaggio internazionale.

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