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Editoriale

Innovare, non inventare

Qualche tempo fa Andrea Pontremoli, amministratore delegato di Dallara, azienda del parmense che opera nel settore automotive (costruisce, tra l’altro, auto da corsa), invitato a parlare in una riunione di imprenditori, ha stigmatizzato la necessità di mettere al centro dell’innovazione la persona. Per sottolineare i motivi di questa sua convinzione – e della soluzione, secondo il suo punto di vista, attraverso la formazione, essendo stato promotore di 6 lauree e un numero notevole di specializzazioni di ingegnerie legate al mondo dell’auto e della meccanica in Emilia Romagna – ha parlato di differenza tra “invenzione” e “innovazione”.

Le due cose sono profondamente diverse.

L’”invenzione”, specifica Andrea Pontremoli, è frutto di ricerca fatta tendenzialmente da poche persone, dedicate ad un obbiettivo, che normalmente non viene raggiunto ma che trovano strada facendo un’altra cosa: l’invenzione. Per effettuare questo tipo di ricerca servono fondi pubblici perché sono pochissime le aziende che si possono permettere investimenti su ciò che non si sa. L’innovazione, invece – prosegue Andrea Pontremoli – significa “combinare” invenzioni già fatte da altri per farli diventare modelli di business, servizi, prodotti, che prima non esistevano. Essendo frutto di una “combinazione” è un fenomeno sociale, richiede il coinvolgimento di una “filiera”, dal fornitore al cliente, per ottenere un risultato applicabile nella realtà.

Tralasciando il “come” ottenere innovazioni – secondo Pontremoli sono le persone i veri attori, e non la tecnologia o gli strumenti, attraverso la formazione, sia scolastica che quella continua di chi già lavora, dall’operaio all’imprenditore, ciò che è importante in questo discorso è la definizione che si possa innovare solo attraverso una cultura di impresa “aperta”, cioè disponibile a mettere sul tavolo le proprie competenze e le conoscenze dei propri collaboratori, da un lato, e le proprie convinzioni, consuetudini, modelli organizzativi dall’altro.

Durante i P&E Digital Days, webinar che si sono svolti nell’ambito di Coatvex, la prima edizione “sperimentale” di fiera digitale per il nostro settore, riportati all’interno di questo numero di Verniciatura Industriale e disponibili sul canale Youtube de La Rivista del Colore, abbiamo assistito ad un inizio di questo percorso, trainato dalle aziende più “fresche” e consapevoli della necessità di cambiare: in primo piano Geico Taikisha che ha messo a disposizione il fior fiore dei propri tecnici per tre seminari imperdibili, e Laminazione Sottile, tramite il direttore del laboratorio Ricerca & Sviluppo di questa grande azienda italiana, Ciro Sinagra, che hanno condotto gli interessati attraverso percorsi di informazione e formativi d’eccellenza.

L’invito che sorge spontaneo è quello di aprire le aziende all’interscambio, essere curiosi di quanto succede fuori dal nostro recinto e allo stesso tempo fare conoscere i propri passi avanti, come sta facendo un piccolo – per ora – gruppo di verniciatori conto terzi italiani: solo così riusciremo a sconfiggere le inevitabili frenate in questo complicato periodo di pandemia.

Sommario

Editoriale | Patricia Malavolti
Innovare, non inventare

eventi virtuali
P&E Digital Days:
i convegni virtuali della Rivista del Colore – Anver
riproposti a CoatVex 2020, la prima fiera digitale
dedicata alla filiera della verniciatura industriale

in primo piano
Effetto legno sui profili in PVC:
meglio la vernice della pellicola

ricerca e innovazione
Ricerca e sviluppo, efficientamento di processo,
formazione: i temi che Geico Taiki-Sha mette a disposizione per la crescita del settore

processi alternativi
Primer a polveri senza zinco:
la nuova frontiera per la protezione anticorrosiva

innovazione
La nuova generazione di vernici in polvere rapide e a bassa temperatura