Il 15 maggio, Patricia Malavolti ha introdotto il tema delle superfici a effetto ottenute attraverso l’utilizzo di vernici, ma anche di tecnologie.

Negli ultimi 10 anni il mondo del design ha subito un cambiamento tale da portare le industrie manifatturiere a comportarsi come artigiani e gli artigiani a migliorarsi con il supporto di tecnologia e automazione.

Il tutto per soddisfare l’esigenza di personalizzazione che ha investito e trasformato definitivamente la produzione seriale. Oggi il design orienta le scelte industriali e l’esigenza di una figura intermediaria tra il mondo dell’industria e quello del progetto è sempre più sentita: è sulla base di queste considerazioni che nasce la pubblicazione Finiture Green, divenuta poi una vera e propria piattaforma.

Le superfici a effetto (corten, cemento, pietra, pelle e molto altro), indipendentemente dai mezzi con cui vengono realizzate, hanno proprietà prestazionali ma anche interessanti aspetti sensoriali (visivi o tattili) che le caratterizzano. Si può dire in questo senso che vernici e tecnologie aiutano a evocare (più che imitare) un materiale, magari risparmiando anche su lavorazioni molto complesse e offrendo ai progettisti maggiore libertà, conferendo al manufatto un valore aggiunto.

Claudia Salomoni di Akzo Nobel testimonia che le superfici a effetto ottenute attraverso l’utilizzo di vernici in polvere hanno un’elevata durabilità e necessitano di scarsa manutenzione, caratteristica che le rende economicamente sostenibili. Gli effetti che si possono ottenere con le polveri (tutte certificate EPD) sono innumerevoli e incontrano facilmente le richieste dei progettisti.

Silver Santandrea di Cefla Finishing mostra invece la validità della stampa digitale per ottenere superfici a effetto, una tecnologia molto flessibile (stampa su plastica, MDF, alluminio, PVD e molto altro) che permette di realizzare una grande varietà di manufatti con esiguo sforzo e costo e in grado di rispondere rapidamente al cambiamento delle tendenze.

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