Il successo di un prodotto è spesso determinato dall’equilibrio tra tecniche tradizionali e soluzioni innovative utilizzate per la sua produzione.

Poiché sappiamo che la prima cosa che il consumatore vede, quando compra, è la sua superficie – il colore, i materiali e, non ultimo, le sensazioni che riceve toccandolo – questa affermazione è maggiormente evidente perché, come si sa, ottenere un trattamento di superficie adeguato alle richieste estetiche e, allo stesso tempo, prestazionali, è molto complesso perché frutto di un processo dove contribuiscono diverse variabili.

Spesso quest’equilibrio è riassunto dall’imprenditore o dai tecnici che supervisionano il processo. Tutto questo, però, non è più sufficiente: oltre alla cura per ottenere un lavoro ben fatto nei minimi dettagli, si richiede che vengano prodotti con criteri di sostenibilità economici e ambientali.

Il consumatore acquisisce sempre maggiore consapevolezza, richiedendo etichette chiare che descrivano ciò che sta comprando, l’impresa deve adeguare il sistema produttivo scegliendo metodi di processo e produttivi e materiali con il quale produrre, meglio se riciclabili o, addirittura, riciclati.

Non è tutto: per poter operare a livello internazionale tutte le aziende e, a cascata, anche le aziende che contribuiscono nella filiera produttiva, dovranno fare i conti con il bilancio di sostenibilità, dove contano, oltre ai criteri che abbiamo appena visto, anche quelli non finanziari, allo scopo di rendere disponibili gli impatti non finanziari verso la società.

Un’apertura necessaria alla relazione che ogni azienda o organizzazione vuole avere con gli stakeholders (i soggetti che interagiscono con un’organizzazione, cioè dipendenti, fornitori, clienti, comunità locali, media, investitori, finanziatori) che si definisce con un acronimo (CSR – Corporate Social Responsibility) e che riporta una serie di azioni che l’organizzazione ha individuato allo scopo di migliorare il rapporto con l’ambiente e con la comunità e viene volontariamente pubblicato una volta all’anno. Questo cambio di paradigma servirà alle filiere – del mobile, del serramento, eccetera – a partecipare alle commesse allo stesso piano con aziende di altri Paesi dove questo approccio viene considerato da tempo (il “libro verde” della Commissione Europea data 2001!).

È quindi importante che grandi e piccoli prendano in considerazione questo strumento che prende in considerazione

  • l’impatto ambientale e sociale, per avere una “green reputation” solida
  • l’utilizzo di nuove metodologie e tecnologie nei diversi processi produttivi per accedere a nuove forme di finanziamento e di investimento (ESG – environment, social e governance)
  • eliminare costi operativi per offrire un prodotto o servizio a prezzi competitivi
  • la gestione più efficiente dei rischi sociali, ambientali e di governance per raggiungere gli obiettivi e fidelizzare e motivare il personale.

Il nostro settore può fare molto, deve fare un definitivo salto tecnologico e abbracciare senza se e senza ma le tecnologie a più basso impatto ambientale. Ce la farà?

La filiera sostenibile

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