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Mi presento: sono la vernice per legno.
Lo so, solo pochi esperti mi conoscono perché la maggior parte della gente non sa nemmeno se esisto e quale sia la mia funzione.

Sarà perché sono talmente sottile che passo inosservata o sarà perché tutti mi vedono come parte integrante di un qualcosa immensamente più grande e pesante di me:
un mobile, una cucina, una finestra, una porta, un pannello e via arredando.
Eppure, nel mio piccolo, ho una funzione fondamentale: trasformo un qualcosa che non ha alcun valore ornamentale, architettonico, funzionale in tutto quello che vi ho detto sopra.
In poche parole, senza di me mobili, cucine, porte, pannelli sono solo pezzi di legno o di un materiale ancora meno nobile che in termine tecnico si chiama MDF (medium density fiberboard).
Mi permetto per la prima volta di parlarvi perché per molto, troppo tempo sono stata non solo sottovalutata ma spesso anche oggetto di liti fra i vari attori che hanno a che fare con me.

Innanzitutto, cosa faccio?
Fornisco brillantezza (o opacità a seconda del grado di lucido che mi richiedono), morbidezza al tatto, resistenza agli agenti chimici (detergenti, vino, whisky o altre amene bevande che spesso mi versate addosso durante le vostre bisbocce), fisici (a cominciare dagli anelli o dalle fedi che mi sfregate contro), luminosi (siano essi il sole o le lampade) a tutte le superfici su cui sono applicata.
E tutto in uno spessore che va da pochissimi micron (per finiture a intensa opacità e poro aperto) a poco più di 200-300 (su finestre o su superfici laccate lucide).
Vi chiederete quindi come mai, dopo tanto silenzio, per quale motivo solo ora mi faccia sentire.
Perché vorrei tentare, nel mio piccolo (e avete visto quanto sono piccola e sottile), di porre fine ad una diatriba che a volte è sfociata in una guerra fra le parti in cui, spesso, sono stata e sono io a farne la spesa.

Questa diatriba (lasciamo il termine “guerra” ai giornali e ai libri di storia, nasce fra i due principali attori, che a volte diventano contendenti:

  • Alla Vostra destra signore e signori abbiamo il produttore. Fino a qualche anno fa aveva il cosiddetto “ciclo integrato” in cui il manufatto veniva prodotto e verniciato direttamente in fabbrica. Poi, stanco di problemi di verniciatura, di normative ambientali sempre più vincolanti e soprattutto di non sapere esattamente quanto costasse verniciare i suoi pezzi ha deciso di fare “outsourcing” (in italiano, “sbolognare”) incaricando altre imprese e diventando quindi loro cliente
  • Alla Vostra sinistra abbiamo “il verniciatore”. Questi, quando non era già dipendente del soggetto alla Vostra destra, convinto dal medesimo a “diventare imprenditore”, era un verniciatore che, convinto di spuntare un prezzo adeguato che gli consentisse quel salto di categoria a cui tutti gli uomini ambiscono, ha deciso di intraprendere un’attività in proprio

In mezzo ci sono io, la vernice. Che finisco per essere alla fonte di tutte le liti fra la parte destra e la parte sinistra e perlopiù senza avere nessuna colpa delle loro lotte.
Mi chiedo come sia possibile che, in un manufatto composto da un sacco di altre cose (legno o MDF, collanti vari, sostanze chimiche come coloranti nel caso di impiallacciati tinti e quant’altro) tutti se la prendano solo con me.

Come se io fossi l’unica colpevole di ogni possibile difetto, vero o presunto che sia.
Perché, oltre ai difetti veri esistono anche quelli presunti, quelli virtuali, quelli inventati di sana pianta.

Vorrei fare un po’ di filosofia, ma senza farla troppo lunga, per non annoiarvi.
Il rapporto ideale, nel sistema “fornitore-cliente”, è quello della collaborazione. Entrambe le parti devono avere un solo e unico scopo: raggiungere insieme il risultato ottimale per accontentare quello che è l’unico che deve essere accontentato: il cliente finale; quello che comprerà il mobile, la porta, la cucina, il bagno….
Quanto questo rapporto funziona, fornitore e cliente lavorano insieme per trovare il risultato migliore, collaborano per risolvere eventuali difetti, cercano insieme il compromesso per avere il prodotto finale migliore al miglior prezzo possibile.

Ecco, in queste ultime tre parole c’è il segreto di tutto : MIGLIOR PREZZO POSSIBILE.

Perché mi capita spesso di essere letteralmente “sbattuta” su una superficie semplicemente perché “deve costare il meno possibile”.
Con il risultato che, alla fine il tutto costa di più. Perché è oggetto di contestazioni, ritardi, qualità non conforme e, spesso, difficoltà economiche da parte di quella che delle due parti è la più debole: l’impresa di verniciatura.
E tutti e due se la prendono con me “perché la colpa è sempre della vernice” (1° Teorema del trattato sui difetti delle superfici)!

Allora, cosa si potrebbe fare per evitare di prendersi ogni volta a scappellotti e alla fine prendersela con i miei pochi micron?
Cercare di capire che noi tre (il produttore, il verniciatore, la sottoscritta vernice) siamo e dobbiamo essere un tutt’uno. Creare quella sinergia di sistema che porta al successo e per la cui mancanza i progetti naufragano in liti e perdite da tutte le parti.

Perché il produttore deve imporre al verniciatore condizioni che spesso non sono accettabili?
Condizioni di prezzo, di qualità, di pagamento che sono state decise unilateralmente, sicuri di “aver fatto l’affare” o che “un verniciatore che me lo fa a meno lo trovo sempre”.
Non rendendosi conto che così la tanto sbandierata “qualità italiana” va a farsi benedire.

Non solo: a furia di “un verniciatore che me lo fa a meno lo trovo sempre” alla fine i verniciatori finiranno e allora o il mobile, la porta, la cucina, il mobile da bagno li venderemo grezzi, con un pennello e una latta di vernice con cui il cliente finale potrà dilettarsi a un fai-da-te creativo che lo renderà sicuramente orgoglioso quando avrà finito.

Siamo sicuri che vogliamo davvero che vada a finire così?

Allora, una soluzione c’è a questo problema ed è che entrambe le parti abbiano veramente le idee chiare su ciò che vogliono.
Il produttore deve stilare un capitolato vero e realistico che non contenga solamente la cifra al metro quadro (o al pezzo) che è disposto a pagare, ma che dica in modo chiaro e preciso:

  1. Tipo di finitura desiderata (poro chiuso o aperto, opaca con gloss chiaramente indicati e tolleranza eventuale, laccata, semilaccata, trasparente, eventuali effetti particolari ecc.)
  2. Tipo di vernice da utilizzare (acqua, solvente, ciclo misto ecc.)
  3. Tempi di consegna e modalità della stessa (imballato? Come? Pallettizzato e con quali protezioni? Quale resa? Franco fabbrica o franco partenza?)
  4. Penali in caso di ritardo sui tempi richiesti
  5. Pagamento ed eventuali condizioni in caso di contestazione, quali: termini di garanzia, accettazione dello standard ecc.

Allo stesso modo, l’impresa di verniciatura deve stilare un capitolato, in contraddittorio con quello del fornitore, che indichi, tra l’altro:

  1. Ciclo di verniciatura utilizzato, con tipo prodotti, numero di mani, tempi di essiccazione, tipo di carteggiatura, grammatura indicativa complessiva
  2. Tempi di consegna proposti, che siano compatibili con il ciclo indicato e con le capacità produttive; inutile impegnarsi su lavori per cui non si ha la certezza che li si potrà consegnare nei tempi richiesti e con il grado di finitura desiderato
  3. Limiti della garanzia fornita al cliente
  4. Penalità nel caso del mancato rispetto dei termini di pagamento concordati
  5. Ovviamente, un costo unitario che sia CONGRUO, per evitare di prendersela con me, vernice, come spesso capita.

Ecco perché, prima di ogni altra cosa e al rischio di sembrare burocratici è meglio che tutte le condizioni siano chiare per entrambe le parti.

Lo spirito deve essere quello detto prima: partner, non avversari.
Se volete io, la vernice, posso fare da ponte fra di voi.
Oppure consigliarvi qualcuno che vi aiuti in questo compito, apparentemente difficile ma che se svolto bene potrà darvi soddisfazioni immense e soprattutto aiutare entrambe a migliorare il modo di lavorare e, cosa ancora più importante, la reddittività.

Perché non è detto che un prezzo spuntato pensando di fare un affare, sia da una parte che dall’altra, sia sempre la scelta giusta. Quello che conta è il risultato finale che, lo dico a costo di annoiare, si ottiene solo lavorando nella stessa direzione.

E ora vorrei asciugarmi con calma perché fra qualche ora il mobile su cui sono stata applicata sarà esposto in uno show-room importante.

Quei pochi micron di bellezza

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