Nell’era dell’economia circolare ogni giorno diviene più che mai di fondamentale importanza contribuire a rendere questa una realtà concreta. Una delle modalità per garantire il funzionamento dell’economia circolare da parte delle aziende è quella di rimanere sempre aggiornati sulle ultime legislazioni a riguardo. Per assicurarsi di essere sempre al passo coi tempi è altamente consigliato seguire la legislazione che riguarda la distinzione tra rifiuto (da sottoporre quindi a smaltimento) e sottoprodotto (prodotto adatto per essere riutilizzato e reinserito in produzione e, di conseguenza, nella filiera dell’economia circolare).

Più nello specifico, l’art. 184-bis del D.Lgs. 152/06 definisce le condizioni per cui un residuo si può considerare un sottoprodotto:

«É un sottoprodotto e non un rifiuto ai sensi dell’articolo 183, comma 1, lettera a), la sostanza o l’oggetto, che soddisfa tutte le seguenti condizioni:

«la sostanza o l’oggetto è originato da un processo di produzione, di cui costituisce parte integrante ed il cui scopo primario non è la produzione di tale sostanza od oggetto»;

«è certo che la sostanza o l’oggetto sarà utilizzato nel corso dello stesso o di un successivo processo di produzione o di utilizzazione, da parte del produttore o di terzi»;

«la sostanza o l’oggetto può essere utilizzato direttamente senza alcun ulteriore trattamento diverso dalla normale pratica industriale»;

«l’ulteriore utilizzo è legale, ossia la sostanza o l’oggetto soddisfa, per l’utilizzo specifico, tutti i requisiti pertinenti riguardanti i prodotti e la protezione della salute e dell’ambiente e non porterà a impatti complessivi negativi sull’ambiente o la salute umana».

Affinché una sostanza od oggetto siano considerati sottoprodotti e non rifiuti, è necessaria la sussistenza contemporanea delle quattro condizioni elencate nel D.Lsg. 152/06. In mancanza di anche una sola delle condizioni di cui sopra, il residuo deve essere considerato un rifiuto e come tale gestito.

Per quanto riguarda la posizione dell’UE, stando alla

“COMUNICAZIONE DELLA COMMISSIONE AL PARLAMENTO EUROPEO, AL CONSIGLIO, AL COMITATO ECONOMICO E SOCIALE EUROPEO E AL COMITATO DELLE REGIONI” di Bruxelles del 3 ottobre 2020 dal titolo “Un nuovo piano d’azione per l’economia circolare”,

«per concretizzare questa ambizione, l’UE deve accelerare la transizione verso un modello di crescita rigenerativo che restituisca al pianeta più di quanto prenda, adoperandosi a favore del mantenimento del consumo di risorse entro i limiti del pianeta, e dunque deve fare il possibile per ridurre la sua impronta dei consumi e raddoppiare la percentuale di utilizzo dei materiali circolari nel prossimo decennio»

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