Una finitura nuova con un interessante “passato” alle spalle: è la verniciatura a polveri dei manufatti di legno, o meglio, di materiali termosensibili o composti da fibre di legno e suoi derivati come, uno su tutti, l’MDF (acronimo di Medium-Density Fibreboard) il più famoso e diffuso della famiglia di pannelli di fibra di legno.

PERCHE’ STIAMO TRATTANDO DI QUESTO ARGOMENTO?

Nell’ultimo anno si è ricominciato a parlare insistentemente di questa tecnologia di rivestimento. Molto fermento nasce dalla decisione di una grande azienda globale che produce mobili di percorrere una filosofia produttiva sostenibile. Non solo: in dieci anni la chimica delle materie prime ha fatto passi notevoli in avanti, magari rallentati dalla crisi economica globale, o forse proprio per questo indirizzati verso prodotti più attenti all’ambiente in grado di ridurre i costi generali di produzione. Tutto ciò ha migliorato i cicli di verniciatura a polveri a basse temperature di polimerizzazione applicabili anche a materiali termosensibili. A tutto ciò si deve aggiungere anche una maggiore qualità dei supporti, una migliore resa in fase applicativa.

Alcune caratteristiche tecniche, invece, fanno sicuramente parte del valore delle delle vernici in polvere: maggior produttività, eccellenti prestazioni, sicurezza per l’ambiente, bassi costi.

Tra il 2000 e il 2004 questa tecnologia ha avuto una grande visibilità industriale, principalmente grazie alla ricerca dei produttori di materie prime per la produzione delle vernici in polvere rivolta soprattutto a risolvere il problema della temperatura di polimerizzazione che necessariamente deve essere minore rispetto a quelle tradizionali (130-140°C rispetto ai 180-200°C). E’ proprio del 2004 la ricerca commissionata dal gruppo Fiberpol dell’ANVER, costituito da aziende che rappresentavano la filiera: dal produttore di pannelli, Fantoni, ai produttori di vernici (Akzo Nobel Powder Coatings, Arsonsisi, Pulverit, Rohm&Haas – confluita in Akzo Nobel – Tiger Drylac), dagli impiantisti (Cefla e Giardina), ai produttori di apparecchiature (Gema e Zeus), oltre ad alcuni terzisti “pionieri” (Colorair, Eliogea, Pulverwood).

Una ricerca – della quale riportiamo alcuni risultati ancora molto attuali – effettuata dal gruppo di lavoro del Professor Francesco Trabucco del Politecnico di Milano, Facoltà del Design, e coordinata da Matteo Ingaramo, attuale Direttore Generale di Poli.design, con risultati di altissimo livello, molto innovativi, grazie alla notevole capacità dei designer coinvolti: Fabio Bortolani, Margherita Colleoni, Marco Ferreri, Kazuyo Komoda, Raffella Mangiarotti, Gabriele Pezzini, lo stesso Matteo Ingaramo con Riccardo Gatti.

IL MATERIALE

Il pannello di MDF non è prodotto solo con gli scarti della lavorazione del legno ma comprende molti tipi di questo materiale, anche materia prima, preferibilmente di conifera. Subisce una serie di lavorazioni che mescola e compatta frammenti con idonei collanti o resine. In produzione ha normalmente una umidità residua del 20%. Queste caratteristiche hanno, nel passato, “frenato” la diffusione della verniciatura a polveri perché, come tutti coloro che lavorano il legno sanno, soprattutto l’umidità è un fattore delicato per l’applicazione delle vernici.

L’omogeneità della massa di scaglie e resina polimerica di questo materiale consente una lavorazione meccanica libera e in tutte le direzioni. Ed è questa la caratteristica che meglio si accompagna all’utilizzo della tecnologia di verniciatura a polveri per il rivestimento: intagli delle superfici, forature profonde, assenza di spigoli – che nella lavorazione dell’MDF non tolgono la resistenza all’usura, caratteristiche meccaniche e qualità estetica al prodotto finito – sono facilmente risolvibili, in finitura, con l’applicazione di vernici in polvere, mentre sono molto problematiche con i cicli tradizionali, soprattutto nella fase di preparazione del materiale che deve essere perfettamente levigato, più volte. La verniciatura a polveri non richiede una levigatura interoperazionale, tra l’applicazione del fondo e quella della finitura: non vi è il problema del sollevamento del “pelo”.

Pantografature sulla superficie, maniglie integrate, intagli, tutte le decorazioni o le parti funzionali che derivano da asportazione di materiale, possono essere progettate più liberamente, almeno nella teoria.

SOLUZIONI INNOVATIVE NEL CAMPO DEI RIVESTIMENTI

Oltre alle vernici con finitura strutturata (goffrata, bucciata, martellata) per la verniciatura di MDF con cicli di polimerizzazione brevi a 110/130°C, oppure attraverso l’impiego di raggi infrarossi per 2-4 min a 140/150 °C, sono disponibili vernici con finitura lucida e opaca dotate di particolare durezza superficiale, fotopolimerizzabili con cicli combinati IR+UV.

Sul mercato sono disponibili polveri con finiture molto particolari, trasparenti, satinate, metallizzate, fluorescenti, che all’epoca erano utilizzabili solo sui substrati metallici, oggigiorno sono comuni anche nella versione a bassa temperatura di polimerizzazione. Alcune aziende, come IGP Pulvertechnik hanno sviluppato diversi cicli, a seconda dell’esigenza di finitura, anche a mano unica.

Resta il problema impiantistico: attualmente, non pervenuto.

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