L’industria italiana delle resine per vernici affonda le sue radici nel secondo dopoguerra, un periodo di trasformazione radicale che ha visto la chimica nazionale passare da produzioni artigianali a una leadership industriale di rilievo mondiale. In particolare, tra gli anni ’50 e ’60, la chimica italiana sedeva ai vertici globali per competenza tecnica e capacità innovativa.
In questo contesto di eccellenza, la Benasedo. si è distinta come un motore di innovazione, contribuendo a definire gli standard di protezione e prestazioni per settori cruciali come il legno e il coil coating.
Abbiamo incontrato Giovanni Scocco, amministratore delegato della Benasedo di Caronno Pertusella (Varese), per ripercorrere la storia di questa storica realtà del panorama chimico italiano che, con una capacità produttiva di circa 25.000 tonnellate annue e un fatturato che supera i 56 milioni di euro, incarna perfettamente l’alto valore tecnologico della chimica Made in Italy.
GC – La storia della Benasedo è ricca di aneddoti. Può raccontarci come nasce l’azienda, chi è il suo fondatore e quali sono stati gli sviluppi più significativi fino a oggi?
GS – La nostra è una storia centenaria che inizia molto prima della chimica moderna. La Benasedo nasce originariamente come un oleificio a Milano nel 1882. All’epoca, la famiglia Benasedo produceva oli di lino cotti, utilizzati principalmente per impermeabilizzare i teloni di cotone pesanti che proteggevano i vagoni ferroviari e le carrozze oltre che nelle vernici.
Il protagonista di questa epopea fu Santino Benassero, il cui cognome divenne “Benasedo” per un errore banale dell’ufficio di leva dell’epoca. Santino, durante la seconda guerra mondiale, fiero di aver saldato i debiti verso i fornitori e i dipendenti, fu costretto a chiudere l’oleificio milanese. Fu solo nel 1959 che rifondò l’azienda qui a Caronno Pertusella.
Mio padre, Valerio Scocco, entrò in azienda con la mansione di tecnico nel 1963, come uno dei primi dipendenti. Fu lui a portare la vera svolta tecnica introducendo i sistemi poliuretanici bicomponenti per legno basati su alchidiche modificate con olio di ricino, una soluzione che allora non esisteva sul mercato e che inventò per superare i limiti prestazionali dei poliesteri dell’epoca. Nel 1975, alla morte improvvisa di Santino, che non aveva eredi, la proprietà passò a Valerio, per dare continuità a quanto costruito. Io sono entrato ufficialmente nel 1988, dopo un periodo di gavetta presso alcuni clienti, per capire che “quando si fa una resina, non dobbiamo pensare solo al polimero,ma alla vernice finale”.
GC – Oggi Benasedo è un attore importante sul mercato. Cosa producete esattamente e quali settori servite?
GS – Siamo specializzati nella sintesi di resine alchidiche, poliesteri, poliuretaniche ed epossidiche. Il nostro mercato è oggi diviso in due grandi pilastri: circa il 50% è destinato al settore del coil e can coating, mentre l’altro 50% serve il settore del legno e della general industry, con applicazioni specifiche anche per gli inchiostri e negli imballaggi metallici alimentari. Ciò che ci differenzia dalle grandi multinazionali è la nostra natura di azienda “italica”: puntiamo sul prodotto di qualità e sulla “customerizzazione”. Non vendiamo solo prodotti da catalogo; il nostro laboratorio ricerca, composto da dieci tecnici, lavora quotidianamente per creare resine tailor-made su specifiche richieste dei clienti.
GC – La sostenibilità è il tema centrale del presente. Quali sono gli impegni di Benasedo per i prodotti all’acqua e per soluzioni più ecologiche?
GS – Il nostro impegno per l’acqua non è recente: abbiamo iniziato a investire in queste tecnologie già negli anni 90, spinti dalla necessità di ridurre le emissioni di COV. Oggi la nostra gamma include idrosolubili, dispersioni alchidiche e poliuretaniche. La nostra filosofia è offrire più possibilità tecniche al cliente affinché possa scegliere la soluzione più adatta alle sue linee produttive.
Riguardo al bio-based, studiamo resine da fonti rinnovabili da oltre quindici anni. Tuttavia, siamo pragmatici: sebbene la tecnologia esista, il mercato è frenato da costi più elevati e prestazioni spesso inferiori rispetto ai derivati del petrolio. Lavoriamo però costantemente per eliminare sostanze critiche come lo stagno, il bisfenolo o il cumene, trasformando ogni nuova regolamentazione in un’opportunità per rimetterci in discussione e migliorare i nostri polimeri.
GC – Come valuta l’attuale situazione del mercato e quali sono le prospettive future per la Benasedo?
GS – Il mercato attuale è estremamente “nervoso” e speculativo. Se un tempo l’occidente era il centro del mondo, oggi siamo diventati la periferia del polo asiatico, che detta i tempi e i prezzi delle materie prime. Una sfida enorme è rappresentata dalla burocrazia europea, come per esempio il sistema REACH: registrare una singola sostanza ha un alto costo e può richiedere iter lunghissimi. Questo rischia di bloccare l’innovazione in Europa, favorendo mercati con approcci più pragmatici.
Nonostante ciò, il futuro di Benasedo è orientato alla crescita e alla resilienza. Ci stiamo allargando nello stabilimento di Poliresin di Pozzolo Formigaro (Alessandria, Italia), acquisito nel 2002, dove concentriamo alcune specialità a base acrilica, fenolica ed epossidica per applicazioni anche a base acqua. Anche grazie all’ingresso in ambito R&S di una nuova generazione, rappresentata da Chiara Allegretti, continuiamo inoltre a investire sui giovani, collaborando con università e ITS per industrializzare la ricerca accademica e formare i tecnici di domani. Credo fermamente che l’impresa familiare italiana, con la sua rapidità decisionale e il legame umano, abbia ancora un vantaggio competitivo fino a quando manterrà al centro dell’attenzione l’amore per il prodotto e la soddisfazione delle esigenze del cliente.
Conclusioni: un futuro a colori
Le parole di Giovanni Scocco restituiscono l’immagine di un’azienda che non ha mai smesso di evolversi, mantenendo fede alla visione del suo fondatore di “preservare il buon nome” attraverso la qualità. Benasedo rappresenta quel segmento dell’industria chimica italiana che guarda al futuro delle vernici con ottimismo, sapendo che la capacità di personalizzazione e l’eccellenza tecnica rimarranno i pilastri fondamentali per navigare le sfide della sostenibilità globale. Con oltre sessant’anni di successi alle spalle, la strada verso vernici sempre più performanti e sicure sembra essere saldamente tracciata.















